I SanMarchini raccontano

Dopo i numeri di ieri, raccontati da Erre nella “Domenica dei SanMarchini”, oggi vi proponiamo tre storie di altrettanti SanMarchini, impegnati nel fine settimana sui campi di gara.

C’è il racconto di Andrea e del suo esordio (un poco sofferto) in maratona, insieme agli amici Giancarlo (anche lui all’esordio) e Vincenzo (già rodato sulla distanza regina), c’è la storia di Pietro, Christian, Stefano, Valeria e Paolo, alla loro prima esperienza di gara all’estero (Praga): tanto entusiasmo e tanta voglia di rivivere un’esperienza simile allargando il gruppo. E poi c’è Alessandro, sempre più affascinato dal mondo del trail, sempre più alla ricerca di belle sensazioni, e di  spazi infiniti in cui correre!

Insomma, ancora una volta, abbiamo l’opportunità di iniziare la settimana con alcuni racconti, davvero emozionanti, dei nostri SanMarchini a cui va il nostro grazie!!

L’invito per tutti è di collaborare con la San Marco, concordando con Marco Clivio (Contatti) l’invio dei vostri racconti!

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MILANO MARATHON

Milano Marathon – La mia prima maratona

di Andrea Valadè

Ore 5:50, suona la sveglia, stranamente ho dormito come un sasso e quando mi alzo mi ricordo che è il gran giorno, il giorno della mia prima Milano Marathon e prima maratona in assoluto. Gli amici Giancarlo ed Enzo, compagni di allenamento e neosanmarchini come me mi aspettano alle 6:15 per le vie di Busto, assonnati ma elettrizzati da ciò che ci aspetta. Giancarlo è alla prima come me mentre Enzo è un veterano.
Arriviamo in zona Porta Venezia in un attimo, talmente presto che l’area maratona è ancora in allestimento, ma il tempo passa davvero in fretta e dopo i preparativi di rito è già ora di entrare in griglia.
Negli attimi prima della partenza penso bene al mio piano gara, ci arrivo preparato nonostante un’ultima settimana con diversi problemini di salute, ma questa mattina sto bene e sono ancora convinto di seguire i pacemaker del 3:40 h fin dove riesco.
E così si parte! All’inizio è davvero una festa e nessuno sembra pensare troppo alla sofferenza che ci aspetta. Io mi faccio prendere dal flusso delle persone intorno a me e in un attimo passo i 10 km davanti alla splendida piazza Duomo in 51 minuti. Veloce, troppo veloce! Continuo così, saluto i miei amici in via Washington che si corre in doppio senso permettendo di incrociare tutti gli altri corridori; al 19esimo arrivo nelle zone dove sono cresciuto e, sorpresa, c’è la mia famiglia a salutarmi, mia mamma e mio nonno 94enne. Grandissimo! Passo la mezza a 1:48 h, troppo veloce, ma ancora carico.
Poco dopo però iniziano i dolori, dopo San Siro comincio a capire che c’è qualcosa che non va ma mi trascino ancora decentemente fino al 30 km. Dopo è buio pesto, sento dolori alla pancia e gambe pesantissime che mi portano a fare diversi tratti camminando. E lì comincio a ripensare a quanti mi dicevano che la Maratona è un altra cosa…
Stringo i denti e in qualche modo vado avanti, mi incoraggiano prima Enzo e poi Giancarlo cercando di spronarmi a stargli dietro, ma non ne ho. Nell’ultimo chilometro raggiungo una maglietta amica della San Marco e assieme a lui, Alberto, ci diamo forza per correre con le ultime forze residue fino al traguardo dove arrivo in 4 h e 14 minuti tra la folla.
Chiudo la mia prima maratona in un misto di emozioni, da un lato sono un deluso per come l’ho gestita, dall’altro però realizzo che dopotutto è proprio questo il bello: la Maratona è unica, emozionante, imprevedibile e difficile. Ora l’ho capito.
Ritrovo gli amici al traguardo ed è festa, la Maratona per me è stato anche questo: è qualcosa da condividere dopo mesi di preparazione assieme, che ti unisce con i soliti compagni di viaggio così come con nuovi incontrati durante il percorso. Di sicuro non sarà l’ultima, e forse sono proprio le difficoltà incontrate che mi danno questa certezza. Alla prossima!

 

MEZZA MARATONA DI PRAGA

Week end a Praga per la nostra prima corsa all’estero!

di Pietro Tuzzolino

Comitiva composta da 4 SanMarchini doc (io, Ste, Cri e la Vale) più il nostro amico Paolo, il tour operator della gita.
L’hotel in centro è ad un paio di km dalla partenza, l’ideale per scendere già pronti e fare un breve riscaldamento pre-gara. Entriamo in griglia e subito veniamo accolti dal nostro amico Max Bongini … capiamo subito di essere stati inseriti in una griglia forse un po’ al di là delle nostre potenzialità  …
La giornata primaverile fa da cornice ad una gara che vede al via 12.000 partecipanti, ma un’organizzazione impeccabile fa si che tutto fili liscio senza code o intoppi. Per tutti i 21.097 metri del percorso troviamo sempre una bella folla che fa il tifo per tutti, i ristori sono abbondanti e posizionati ogni 4,5 km alternati ad una serie di complessi musicali o dj che ti allietano la corsa.
Il percorso non si presenta semplicissimo: il pavè e i molti sali e scendi si sono fatti sentire e ci hanno tagliato un po’ le gambe sul finale, peccato perché anche se nessuno è partito con ambizioni da tempone, quando indossi la canotta della San Marco si sa … qualcosa scatta e alla fine ci tenti sempre!
Siamo venuti a Praga per provare l’esperienza di una gara all’estero e per fare un week end tra amici: torniamo a casa tutti contenti e felici con l’idea di riproporre l’esperienza e di coinvolgere ancor più amici e compagni di corsa per la prossima gita fuori porta!
Un ottimo allenamento che ci proietta alla gara sociale del 15 aprile dove non avremo scuse ma la faremo “a tutta….!!!!”
Altrimenti il martedì si prevedono guai in pista!!!

 

OSSOLA TRAIL

Il lago di Mergozzo … l’elemento che mi ha dato il via a questa avventura

di Alessandro Zaro

Perseverando nel desiderio di correre trail sempre più impegnativi finalizzati nello scoprire posti e paesaggi belli che diversamente non vedrei, eccomi che mi iscrivo a questa gara con anticipo, visto il numero ridotto di concorrenti ammessi (200 gara corta e 150 gara lunga).
Il contesto di Mergozzo, a me noto e tanto caro, è l’elemento che mi ha dato il via a questa avventura.
Note tecniche: 17,5 km per un dislivello di 1.200 m.
Quindi alle 9.00 dalla bella piazzetta dell’antico Olmo di Megozzo, aperta sull’omonimo lago ed accanto ad amici di 100% Anima trail, si parte. Lo sparo del via è accompagnato dall’elicottero dell’organizzazione si alza in cielo e ci scorta per buona parte del percorso.
Pronti via, 300 m circa di asfalto, svolta a destra ed ecco la salita che subito ci ospita a braccia aperte. Sino al 2^ chilometro corribile poi la pendenza ed il sentiero impegnativo hanno incrementato la fatica e diminuito ogni ritmo di marcia.
E così la salita è stata costante sino a circa il km 7,5.
Una salita impegnativa, che progressivamente apriva la veduta su panoramiche mozzafiato. Sempre più in alto e sempre più a strapiombo la vista del sottostante del lago.
Prima il passaggio per la frazione di Bracchio, poi l’alpe Olmo e successivamente l’eremo e alpe Vercio. Poco dopo la vista panoramica più bella: il sentiero roccioso stretto che ci ha portati sulla direttrice per il punto più alto della vetta Faje. Incantevole!!!!!
La vista sul lago di Mergozzo aperta e nitida come in una cartolina permesso dal sentiero a strapiombo sul paesaggio sottostante: parete verticale che ne permetteva la veduta a 180 gradi. Prezzo di iscrizione gara ben pagato per ammirare queste bellezze!!!!!!!!!!! Fra l’altro l’elicottero dell’organizzazione proprio sopra la nostra testa ha apportato un ulteriore dosaggio di adrenalina.
Continuando con la salita, si ammira il lungo serpentone di trailers che progressivamente avanzavano.
In cima, un passaggio sul crinale del monte, poi un breve tratto nella neve e quindi l’ultimo strappo sino alla vetta.
Spettacolo!!!!!!Tutto come in un poster panoramico a 360^. Lago sottostante, vette dei monti in lontananza ad avvolgere e racchiudere lo spazio visivo dei miei occhi.
Altri 100 metri sulla neve e quindi la discesa. Ovviamente se la salita era ripida, altrettanta la discesa. Roccia, radici ,pendenza notevole. Qui la paura di cadere e la non tecnica di discesa ha rallentato la mia marcia per far passare chi ha questi elementi dentro se.
La discesa, dopo circa 3 chilometri si è fatta apparentemente un po’ più corribile e meno ostica alla paura, anche se la presenza di sassi e pietre hanno portato ad correre con tanta tensione.
Ultimata la via crucis della discesa, ecco gli ultimi 400 metri sul lungo lago per tagliare finalmente l’arco dell’arrivo.
Ristoro abbondante con pasta, cuscus e gamberoni, biscotti bio, nutella e marmellata hanno fatto dimenticare le fatiche e riaffiorare nei miei occhi la bellezza dei panorami e della natura e la promessa che ci ritornerò da trailer e da turista ….se vorrà con chi oggi ha corso Milano!!!!!!!!!!!!!!

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