I SanMarchini raccontano

Primo degli italiani, e settimo assoluto, grazie a una rimonta pazzesca, è così che il nostro Stefano Ruzza ha concluso l’UTMB® edizione 2018. Una gara, attorno al massiccio del Monte Bianco, lunga 170 km, con un dislivello positivo di 10.000 m (avete letto bene, diecimila metri complessivi di salita).
Una prestazione davvero maiuscola per un atleta, per un ragazzo (e aggiungerei per un autore, visto il suo libro “Fortefragile”), sempre disponibile e riservato, che la San Marco è davvero orgogliosa di avere con sé.
In questi giorni sono tante le interviste e gli articoli che potete leggere sulla sua prestazione, noi gli abbiamo chiesto di raccontare – in breve – ai SanMarchini il suo UTMB® … un UTMB® (come scritto da lui stesso) lungo 7 anni.

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Un UTMB® lungo 7 anni
Continuare a crederci, è questo il solo segreto
di Stefano Ruzza

UTMB® – Ultra Trail du Mont Blanc – 170 km D+ 10.000 m

Era il 2011 quando mi presentai per la prima volta sulla linea di partenza di Chamonix per compiere il giro del Massiccio del Monte Bianco. Feci tutto allo sbaraglio, e nonostante il folle divertimento dovuto alla mancanza di ambizioni cronometriche, ma anche di esperienza, dovetti ritirarmi a La Fouly a causa di una contrattura muscolare dopo 110 km. Stesso esito 2 anni dopo, nonostante una migliore preparazione e consapevolezza, mentre ero intorno al 20° posto nonché 1° italiano, a causa di un problema alla vista dovuto dal freddo. Nel 2015 ritiro dopo soli 50 km, sovrallenato, con la fascite plantare e senza la minima voglia di correre e soffrire.
Nel 2016 finalmente arrivai al traguardo, grazie soprattutto all’aiuto di Eleonora, ma con grandi patimenti nell’ultimo terzo di gara, un po’ deluso per aver perso un’ottima occasione per una forma pazzesca che nella prima parte di gara mi aveva portato ad essere addirittura 16°. Nel 2017 puntai sulla TDS, la più tecnica e selvaggia della settimana di gare intorno al Bianco, ma anche in quel caso, nonostante una bella prima parte, dovetti ritirarmi a causa di un malessere fisico. Insomma, sembrava una corsa stregata, e quest’anno fino almeno a metà luglio, sembrava la solita storia.

Da fine aprile a giugno mi sono portato dietro un infortunio al piede che il bravo Marco Maschietto aveva in parte limitato, ma che mi aveva costretto ugualmente all’ennesimo ritiro alla LUT (Lavaredo Ultra Trail). Poi visite ed esami per capire l’entità del problema, tanta bici, esercizi di rinforzo, e qualche corsetta di mezz’ora in barba al consiglio dall’ortopedico. Nessuna terapia strumentale, dato che non ci credevo nemmeno io ad un recupero in tempo per 31 agosto. Quindi via al divertimento in 3 Granfondo dove portare la divisa ciclistica della nostra San Marco, senza grandi risultati ma con ottime sensazioni. E mai scelta fu più azzeccata. Piano piano le corse sono migliorate, allora ecco il tentativo folle di presentarmi alla partenza dell’UTMB dopo un paio di gare-test andate alla grande con un 4° posto e una vittoria.
Alla partenza la normale tensione, ma la sicurezza di stare bene sotto ogni punto di vista. Via in mezzo alla solita incredibile folla, ritmi pazzeschi che mi portano ad essere un po’ indietro con la sensazione di non essere in giornata, o meglio, di trovarmi di fronte ad un livello sempre più alto e di dover pensare solo a finirla senza ambizioni di classifica. Ma una gara di 170 km e 10000 metri di dislivello merita rispetto, non la si può aggredire così, e infatti ecco che lentamente recupero, chi è partito troppo forte perde brillantezza, io invece mi trovo sempre meglio. Arrivo a Courmayeur dopo 77 km di gara in totale freschezza, circondato da campioni internazionali saltati come birilli.

Continuo la mia rimonta gestendo ottimamente i pochi momenti di difficoltà e il freddo di una giornata dal clima davvero terribile. A Champex-Lac, dopo 124 km, sono 13°, ma un altro campione si ritira, un altro davanti non sta bene, altri 2 li supero, e mi ritrovo al ristoro successivo di Trient nella top ten. Mi sembra pazzesco, ma sto benissimo e la mia rimonta continua fino al 7° e vicino addirittura al 6° posto. Il tentativo di recupero si conclude però sull’ultima ascesa, dove sono veramente stanco e accetto serenamente di dovermi difendere e puntare ad arrivare indenne a Chamonix, dove mi aspetta un’accoglienza indescrivibile, con il rettilineo finale da brividi, il magone in gola pensando a tutte le delusioni avute, alle fatiche di questi anni, a tutta la passione che ci ho messo, alla scarsa considerazione che ormai mi circondava quando si trattava di correre su questi sentieri e quindi a diversi sassolini tolti dalle scarpe.
Continuare a crederci, è questo il solo segreto.