I SanMarchini raccontano

CORRI CHE TI PASSA
La libertà ritrovata
di Luigi Mignoli

Mia moglie Raffa ha scritto “la libertà ritrovata,
pertanto è ancora più preziosa”
Cosi dopo quasi due mesi di allenamenti in Skype compagnia,
di cricetare per il cortile, di affacciarsi per strada e
annusare la voglia di evadere, eccoci! Finalmente è
arrivato quel 4 Maggio che ci consentirà di poter dar sfogo
alla nostra passione. Certo, con qualche limitazione,
con qualche piccolo pensiero, con le dovute cautele e
osservanza, ma ci siamo.
Invece….invece in questo 4 maggio mi sono ritrovato a
non aver voglia di uscire. Non a correre, almeno.
Cosi ho preso mio figlio per mano e sono andato a
passeggiare nei nostri campi, nella piatta e
scontata pianura padana che mai, come prima,
mi era sembrata tanto bella. Il profumo dei fiori di rubinia,
dei sambuco, dei campi appena sfalciati,
le roggie gorgoglianti, il rosso dei papaveri,
le spighe che si spiegavano al vento, il cielo blu
come raramente si vede, tutto era perfetto, magnifico.
Cosi ho assaporato con calma ogni passo, ogni metro,
tra una domanda e un silenzio.
Strano vero? Due mesi passati a dire “ahhh,
quando potrò andare, mi ritroveranno a 42 km da casa!”.
E invece no.
Certo, sono andato a correre, ma il giorno dopo.
Raffa ha pensato di uscire di buon mattino,
per evitare troppa gente in giro (molti, ahimé,
non troppo osservanti le norme circa mascherina e distanze…).
Cosi sveglia a buon’ora, colazione leggera e via!
Dopo pochissimi km mi accorgo che se la gamba c’è,
il fiato manca clamorosamente. Nonostante l’andatura
blanda cerco di respirare pure con le orecchie.


Che meraviglia poter ripercorrere i luoghi e sentieri tanto
conosciuti e a me tanto cari. Sembrava di vedere tutto con
gli occhi di chi ritorna dopo tanto, tanto tempo via.
Il lento scorrere del Villoresi coperto da un tappeto di
fiori, il suono dell’acqua che entra nei secondari e
poi si ramificata nelle infinite roggie, il plat plat dei
passi sull’asfalto. Tutto sembra vecchio e nuovo.
Lontano e vicino. Nostalgico ed euforico.
Dopo qualche kilometro deviamo per sentieri tra i boschi e
le strade di campagna. Il rumore secco degli appoggi
su asfalto lascia posto a quello più morbido della terra.
La primavera quasi non goduta e la natura hanno fatto il loro
corso; erba alta, rami bassi, si capisce che la mano e
il piede dell’uomo ha lasciato loro libero sfogo.
Tra una breve sosta foto e una tiratina prova-gamba
si sente nitido il canto del cuculo e il ronzare delle api.
Ha tutto un sapore così diverso, cosi conosciuto e
allo stesso tempo così nuovo, così ritrovato.
8 km, prendiamo questa stradina…9 km, tagliamo tra
questi campi che non passa nessuno…10 km, dai siamo
quasi a casa.



Cosi, dopo tanto attendere, ecco i nostri primi 10.000 di
libertà ritrovata.
Non è facile gioire quando si pensa a tutto ciò che è
successo e potrà accadere, quando si pensa a chi ha perso
una o più persone care. Non riesco a gioire quando guardo
questi ragazzi che finiranno l’anno scolastico senza abbracci,
saluti, grida, la pizzata di rito, il “cinque” battuto.
Sembra, esagerando, di essere dei sopravvissuti, nascosti
dietro alla nostra mascherina che nasconde le emozioni.
Poco a poco torneranno le scorribande sui sentieri del
Campo dei Fiori, torneranno le corse in compagnia,
torneranno i terzi tempi alcolici, le gare, le mezze, i trail. Certo, tornerà tutto, ne sono assolutamente certo.
Ma oggi voglio solo pensare a questa libertà ritrovata.
Sì, ancora più preziosa perché ritrovata.
Corri che ti passa….